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05/07/2016 FESTIVAL BEAT XXIV

Ci sembrava di aver raggiunto un traguardo quasi ineguagliabile, quando nel 2011 presentavamo il libro che raccontava la storia delle 18 precedenti edizioni del Festival. Quasi. Si, perchè dopo è arrivata un’altra edizione, poi un’altra, un’altra ancora. Sino alla numero 24, quella di quest’anno. Incredibile, vero?
Forse ci abbiamo fatto l’abitudine, al miracolo che ogni anno si rinnova tra la fine di giugno e i primi di luglio nella ridente Salsomaggiore. Invece sarebbe il caso di ricordare che se ogni anno per una settimana possiamo staccare la spina e immergerci in quel microcosmo fatto di suoni, colori, buone vibrazioni (e perchè no, amicizia) che è il Festival Beat, lo dobbiamo a un gruppo di amici che non molla mai, nonostante le mille avversità e difficoltà. Alla loro passione, che non basterebbe, se non fosse supportata da una pazienza monastica e un’esperienza acquisita sul campo, nei secoli dei secoli. Eccoci allora servite su un piatto d’argento autentiche leggende del garage-punk come Nomads, Sick Rose e Strollers, pezzi da novanta come Kid Congo Powers (farò finta di non aver sentito quel “chi?”: il chitarrista di Cramps, Gun Club e Bad Seeds, maledetta l’ignoranza mal distribuita!) e superbi astri in ascesa come gli Allah-Las, dritti dritti da Los Angeles al Festival Beat per la loro unica data italiana. Solo per citarne alcuni, i più conosciuti ma non necessariamente i migliori. Si perchè al Festival Beat, come sempre, ce n’è per tutti i gusti. E se una manifestazione nata e cresciuta all’insegna della passione e del volontariato (ecco un esempio concreto del concetto di “Do It Yourself”) è sopravvissuta all’avvento dei cellulari, al Millennium Bug, alla musica nelle chiavette USB, alla crisi economica e al solito cesto di scudetti vinti dalla Juve, beh, un motivo ci sarà. Forse perchè il beat, in ogni sua accezione, è un antidoto alla vecchiaia e alle sfighe che si trascina con sé. O forse, meno prosaicamente, perchè è bello, almeno per una settimana, far finta che quelle sfighe non esistano proprio. È quello che facciamo da 24 anni, grazie al Festival Beat.
Il traguardo del quarto di secolo è lì a un passo ma a quello penseremo l’anno prossimo, adesso buttiamoci a capofitto nel Festival Beat numero 24, certi di rimpiangerlo non appena, la notte di domenica 3 luglio, anche sull’edizione 2016 sarà calato il sipario. Ormai ci siamo abituati, succede ogni anno, ed è bello che sia così.
 
LUCA FRAZZI
SottoTerra rockzine